L'invenzione
della scrittura segna, nelle comunità umane, il passaggio dalla
preistoria alla storia. In Egitto questo momento si colloca intorno
al 3.000 a.C. e nasce dall'esigenza, in mancanza della moneta, di
annotare la quantità di viveri che il faraone riscuoteva dai
contadini e di contabilizzare le scorte di cereali che sarebbero servite
nel periodo di carestia causati dalla scarsità di piogge.
Necessitando
quindi operazioni complesse di tassazione, censimento e registrazioni
da non potere eseguire a mente, nacque la scrittura che nei primi
tempi si presentò con un tipo di segni chiamati geroglifici
(decifrati dopo la scoperta della pietra di Rosetta, avvenuta nel
1798 durante la spedizione napoleonica in Egitto; la stele riproduceva
lo stesso testo redatto nel 196 a.C. in tre scritture: geroglifica,
demotica e greca).
Supporti scrittorei
furono tavolette di legno, cuoio lavorato in fogli sottili, lastre
di pietra oltre a rocce spianate, pareti e colonne di edifici, zoccoli
di statue, obelischi, vasi di terracotta. Gli egiziani, mentre perfezionavano
la scrittura lapidaria, riuscirono a creare un supporto leggero e
pieghevole: la carta di papiro. Per scrivere venivano utilizzati un
giunco nilotico a stelo pieno, appuntito e sfilacciato ad una estremità
e una canna tagliata a punta. Inizialmente l'inchiostro era fatto
con ocra rossa o nerofumo
macinati e veniva
utilizzatocon la tecnica dell'acquerello; successivamente, utilizzando
polveri ottenute da materiali minerali, le tinte si arricchirono di
altri colori (bianco, verde, giallo, azzurro). Gli accostamenti avevano
un significato religioso e magico.
In Sicilia pare
che il papiro sia stato introdotto nel III sec. a.C. da Tolomeo Secondo
Filadelfo quale regalo a Ierone Secondo in segno dei buoni rapporti
commerciali esistenti. San Gregorio Magno parla di papiri a Palermo
nel 599 d.C.; si hanno comunque notizie certe della fabbricazione
di corde e carta nel X sec. d.C. Pare comunque che già nel
250 a.C. a Siracusa si lavorasse una carta ma di qualità scadente,
non perché la pianta fosse diversa da quella egiziana, bensì
perché non venivano usate le tecniche egiziane.
A Siracusa la
produzione inizia nel 1781 per opera di Saverio Landolina e prosegue
ininterrottamente fino ai giorni nostri.
L'Istituto
del Papiro oggi produce carta di papiro seguendo alcuni metodi
utilizzati nell’antichità, ottenendo così fogli
morbidi e di colore naturale; con successive manipolazioni si possono
ottenere fogli con tonalità più scure per dare un aspetto
d’invecchiamento.

La carta papiro venne usata fino al XI-XII secolo d.C. e venne lentamente
sostituita dalla pergamena (cuoio scrittorio perfezionato), sostituita
a sua volta dalla carta comune (derivata da stracci o polpa di legno)
inventata in Cina nel I secolo d.C., che era più economica
e leggera e si prestava meglio alla preparazione di libri. In Europa
la carta papiro resta la più apprezzata: la cancelleria vaticana
e quella reale francese la utilizzano fino all'XI secolo, la Chiesa
di Ravenna fino al X secolo; S. Agostino si scusava di dovere scrivere
su pergamena perché sfornito di papiro.
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