
clicca per ingrandire |
Papiro è chiamata sia la pianta sia il supporto scrittorio. La
pianta (Cyperus papyrus) ha radici di terra e di acqua. Il fusto ha forma
triangolare, è alto da 3 a 6 metri ed è grosso anche 10
centimetri; è formato da fibre lunghe dalla base fino alla cima
ed è fasciato da una corteccia sottile e compatta; regge solo una
infiorescenza che si presenta come una grande ombrella fatta di rametti
lunghi e sottili terminanti a spighe.
I colori avvalorano
l'eleganza della pianta: le foglioline alla base sono verdi con tonalità
di giallo, il fusto è di un verde smeraldo lucido ed intenso, il
bocciolo è verde con tonalità di giallo e rame, l'ombrella
è giallo canarino e le spighe sono rossastre. Il Cyperus papyrus
non deve essere confuso con il Cyperus alternifolius, pianta d'appartamento
a fusto rotondo terminante con un'ombrella fatta di foglie sottili lanceolate.
La pianta cresceva spontaneamente in Siria, in Palestina, in Mesopotamia,
lungo il corso del Nilo e del Niger.

Gli egiziani la chiamarono uaz, i greci dapprima biblos, successivamente
pàpyros e quindi chartès. Gli stessi termini li ritroviamo
nella lingua italiana: biblioteca - papiro - carta, nel tedesco: papier,
nell'inglese: paper, nel francese: papier. Con la pianta venivano
fabbricate anche corde, recipienti, stuoie, barche, vele, lumi, sandali
(unici calzari consentiti ai sacerdoti egizi); il succo serviva da
bevanda e le ceneri da medicamento. |
|
La prima notizia
documentata di un papireto nel siracusano risale al 1674; la pianta
veniva chiamata pappèra, pampera, parrucca, pilucca; le corde
prodotte venivano utilizzate dai pescatori e dai contadini; i ciuffi
abbellivano le chiese e le strade durante le feste. Attualmente presso
il fiume Ciane si trova la colonia di papiri più estesa d'Europa. |
|