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La Carta Papiro a Siracusa dal 1781
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Papiro è chiamata sia la pianta sia il supporto scrittorio. La pianta (Cyperus papyrus) ha radici di terra e di acqua. Il fusto ha forma triangolare, è alto da 3 a 6 metri ed è grosso anche 10 centimetri; è formato da fibre lunghe dalla base fino alla cima ed è fasciato da una corteccia sottile e compatta; regge solo una infiorescenza che si presenta come una grande ombrella fatta di rametti lunghi e sottili terminanti a spighe.
I colori avvalorano l'eleganza della pianta: le foglioline alla base sono verdi con tonalità di giallo, il fusto è di un verde smeraldo lucido ed intenso, il bocciolo è verde con tonalità di giallo e rame, l'ombrella è giallo canarino e le spighe sono rossastre. Il Cyperus papyrus non deve essere confuso con il Cyperus alternifolius, pianta d'appartamento a fusto rotondo terminante con un'ombrella fatta di foglie sottili lanceolate. La pianta cresceva spontaneamente in Siria, in Palestina, in Mesopotamia, lungo il corso del Nilo e del Niger.

Gli egiziani la chiamarono uaz, i greci dapprima biblos, successivamente pàpyros e quindi chartès. Gli stessi termini li ritroviamo nella lingua italiana: biblioteca - papiro - carta, nel tedesco: papier, nell'inglese: paper, nel francese: papier. Con la pianta venivano fabbricate anche corde, recipienti, stuoie, barche, vele, lumi, sandali (unici calzari consentiti ai sacerdoti egizi); il succo serviva da bevanda e le ceneri da medicamento.
  La prima notizia documentata di un papireto nel siracusano risale al 1674; la pianta veniva chiamata pappèra, pampera, parrucca, pilucca; le corde prodotte venivano utilizzate dai pescatori e dai contadini; i ciuffi abbellivano le chiese e le strade durante le feste. Attualmente presso il fiume Ciane si trova la colonia di papiri più estesa d'Europa.